Lo schedario mnemonico

Schedario mnemonico, cassetti della memoria, palazzo/grattacielo della memoria, sono tutti sinonimi di un metodo di archiviazione mnemonica.

Siamo abituati a riporre i calzini, le magliette, le camicie, l’intimo, ognuno in un posto ben preciso, ognuno al suo posto in modo da ritrovarlo quando serve. Sai che è li, quindi apri il cassetto e lo prendi, o quantomeno, hai uno spazio limitato in cui cercare.

Il concetto è dato dal fatto che quando studiamo, le informazioni, sono tante e sistemate come meglio capita. Se una cosa ci interessa, la colleghiamo, in caso contrario è come lanciare una bottiglia nel mare, o in un mare di bottiglie! Riconosce quella con il contenuto che ci serve, che ci interessa diventa un tantino difficile!

Lo schedario mnemonico nasce con lo scopo di sistemare le informazioni, di dargli un posto ben preciso associandole al relativo cassetto/schedario/stanza/piano.

Lo schedario vero e proprio venne sviluppato per dimostrare cosa potessero fare, velocemente, le tecniche di memoria.
Durante le presentazioni dal vivo dei corsi di tecniche di memoria, dell’allora Memotec (dal 1985 c/a).
Venivano scritti dei numeri su di una lavagna, all’1 al 30.
Per gli invitati erano dei semplici numeri ma per coloro che spiegavano, che effettuavano l’esercizio erano delle chiare immagini, sviluppate tramite associazioni e conversione fonetica. Ad ogni numero/scheda, veniva associata una parola. praticamente, se al numero 7 chiedevano di associare borsa, chi faceva l’esercizio immaginava un’oca che indossava una preziosa borsa. Quando gli veniva chiesto cosa avesse associato al numero 7 o dove si trovava la parola borsa, il risultato era ovvio per lo studente ma assolutamente incredibile per l’ospite.
Questo è ciò che facevamo dal 1984.

Oggi si è evoluto in tante altre forme, come palazzi e grattacieli, ma, a ben vedere, questa è esattamente la tecnica dei loci di Cicerone. La tecnica che Cicerone utilizzava per ricordare le sue lunghe orazioni.
Ad ogni luogo noto (loci ndr.) associava un’informazione. Per lui i luoghi noti potevano essere quelli che incontrava nel suo percorso dalla sua abitazione al Senato Romano, per noi, che non facciamo ma la stessa strada e che nelle nostre abitazioni non abbiamo mai un posto preciso dove riporre i nostri oggetti, useremo uno schedario mnemonico.

Ti svelo un segreto.
In linea di massima, lo schedario mnemonico e sopratutto, la conversione fonetica, sono uguali per tutti. Durante le presentazioni dei corsi, chi esegue l’esercizio, sopratutto se poco esperto, può commettere qualche leggerezza nell’associare correttamente un’immagine. In tal caso, chi guida l’esercizio correrà in suo aiuto dicendogli il numero della scheda in una forma diversa.
Per i partecipanti in sala sembrerà strano, ma in fondo niente di particolarmente anormale.

Da su, guarda bene, la parola è “lì” rafforzando il “li” … gli avrà appena detto che la scheda è la 5.
L’hai persa lungo la via? Gli ha detto che la scheda è la 8!
Dai non fare “l’attore” e rispondi senza farti pregare! Gli ha detto che la scheda è la 14.
Praticamente ha usato la conversione fonetica creando delle parole con la soluzione!

Lo schedario mnemonico o altre forme di catalogazione servono per dare un ordine preciso a ciò che abbiamo studiato. Associandolo, collegandolo ad un luogo preciso, in modo da ritrovarlo subito all’occorrenza … e se hai studiato nello stesso modo insieme ad altri, farti aiutare senza che il prof se ne renda conto!