Si hanno notizie delle tecniche di memoria sin dal 470 a.C.
Cicerone, nel suo “De Oratore” narra, sotto forma di leggenda religiosa, l’invenzione di una tecnica mnemonica ad opera di Simonide di Ceo. Cicerone e le mnemotecniche
Durante un banchetto offerto da Scopa, un nobile tessalo (Tessalonica oggi Salonicco in Grecia), Simonide di Ceo cantò una poesia in lode di Castore e Polluce. Poichè la lode non piacque a Scopa, questi disse al poeta che gli avrebbe pagato solo la metà del prezzo convenuto e che avrebbe dovuto chiedere l’altra metà agli stessi Dioscuri (Castore e Polluce, conosciuti come Dioscuri ossia “figli di Zeus”) di cui aveva cantato le tristi note.
Poco piú tardi Simonide venne avvisato che due giovani chiedevano di lui fuori della sala.
Egli uscí ma non trovò nessuno. Nel frattempo,  mentre era fuori, il tetto della casa crollò seppellendo Scopa e i suoi convitati, riducendo in modo irriconoscibile i loro cadaveri. Simonide quindi, li identificò rammentando l’ordine nel quale essi erano seduti a tavola, cosicché si potessero restituire le salme ai rispettivi parenti.

Sarrebbe quindi da attribuirsi a Simonide la tecnica che da secoli viene riconosciuta come: tecnica dei loci (luoghi ndr) utilizzata da Cicerone per ricordare le sue lunghe orazioni.

Nei secoli a seguire, personaggi come Pico della Mirandola, Giordano Bruno, Liebniz (solo per citarne alcuni), divennero famosi perchè riuscirono nei propri studi anche utilizzando delle mnemotecniche.

In quei tempi solo alcuni privilegiati avevano la possibilità di studiare e non avendo a disposizione registratori, computer e tutte le utili comodità che abbiamo oggi, i loro tutor insegnavano utilizzando tecniche e metodi che permettevano di ricordare più facilmente.

Oggi, un po per abitudine, un pò perchè le tecniche di memoria sono spesso dipinte come superflue, non vengono utilizzate ne tantomento insegnate ma forse è il caso di ricominciare …

 

 

 

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